La Corte di Giustizia UE, Quarta Sezione, con l’ordinanza del 14 febbraio 2019 (causa 54/18), si è pronunciata sulla questione sollevata dal TAR Piemonte di compatibilità con il diritto comunitario del giudizio super speciale di cui al comma 2 bis dell’art. 120 c.p.a. e così ha statuito:

1) La direttiva 89/665/CEE del Consiglio, del 21 dicembre 1989, che coordina le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative all'applicazione delle procedure di ricorso in materia di aggiudicazione degli appalti pubblici di forniture e di lavori, come modificata dalla direttiva 2014/23/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, e in particolare i suoi articoli 1 e 2 quater, letti alla luce dell'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, deve essere interpretata nel senso che essa non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che prevede che i ricorsi avverso i provvedimenti delle amministrazioni aggiudicatrici recanti ammissione o esclusione dalla partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici debbano essere proposti, a pena di decadenza, entro un termine di 30 giorni a decorrere dalla loro comunicazione agli interessati, a condizione che i provvedimenti in tal modo comunicati siano accompagnati da una relazione dei motivi pertinenti tale da garantire che detti interessati siano venuti o potessero venire a conoscenza della violazione del diritto dell'Unione dagli stessi lamentata. 
2) La direttiva 89/665, come modificata dalla direttiva 2014/23, e in particolare i suoi articoli l e 2 quater, letti alla luce dell'articolo 47 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, deve essere interpretata nel senso che essa non osta ad una normativa nazionale, come quella di cui trattasi nel procedimento principale, che prevede che, in mancanza di ricorso contro i provvedimenti delle amministrazioni aggiudicatrici recanti ammissione degli offerenti alla partecipazione alle procedure di appalto pubblico entro un termine di decadenza di 30 giorni dalla loro comunicazione, agli interessati sia preclusa la facoltà di eccepire l'illegittimità di tali provvedimenti nell'ambito di ricorsi diretti contro gli atti successivi, in particolare avverso le decisioni di aggiudicazione, purché tale decadenza sia opponibile ai suddetti interessati solo a condizione che essi siano venuti o potessero venire a conoscenza, tramite detta comunicazione, dell'illegittimità dagli stessi lamentata”.


La Corte Costituzionale ritiene che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) non abbia legittimazione a sollevare questione di legittimità costituzionale in via incidentale.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 13 del 31 gennaio 2019 è consultabile sul sito della Corte Costituzionale.



Il TAR Milano, preso atto che:
- il ricorso introduttivo è stato redatto nel formato PDF - PDF/A testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia parti, solo in alcune pagine, mentre in altre è stato redatto in formato PDF immagine, senza possibile utilizzo per selezione e copia;
- il ricorso non rispetta dunque per oltre un terzo la specifica tecnica di cui all'allegato A del d.p.c.m. n. 40/2016; oltre a ciò, si verifica una concreta lesione dell’obbligo di chiarezza, di cui all’art. 3, II comma, c.p.a., per l’alternanza di caratteri, stili e interlinee, e per la frammentarietà della composizione dell’atto, in cui sono inseriti stralci evidentemente tratti da più documenti; né si può trascurare che l’innesto di tali frammenti in formato immagine rende particolarmente complesso verificare se siano rispettati i limiti dimensionali degli atti, di cui all’art. 13 ter delle n.t.a. del processo amministrativo, ciò che può invece essere facilmente accertato per gli atti omogeneamente composti in formato testo, il quale permette di utilizzare la funzione di conteggio parole, presente nei programmi di videoscrittura;
- il ricorso è dunque irregolare, per cui, impregiudicata ogni definitiva valutazione sulla sua efficacia attuale, anche in riferimento allo stand still processuale, di cui all’art. 32, XI comma, del d. lgs. 18 aprile 2016, n. 50, ne va ordinata la rinnovazione in un termine perentorio, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 44, II comma, c.p.a.;
ha disposto che il ricorso debba essere integralmente trasfuso in uno dei formati accettati e notificato alle parti entro il termine fissato dall’ordinanza e successivamente depositato presso la segreteria della Sezione, nei termini di cui agli artt. 45 e 119 c.p.a.

L’ordinanza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 285 del 11 febbraio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Secondo il Consiglio di Stato, è inammissibile il ricorso di primo grado proposto per l’annullamento di aggiudicazioni di due lotti, con il quale si sono proposte censure in parte nei confronti della aggiudicataria del primo lotto e in parte nei confronti della aggiudicataria del secondo lotto; censure ciascuna individuabile nella sua portata quanto ai vizi specifici lamentati nei confronti dell’una o dell’altra parte intimata.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta, n. 6948 in data 8 febbraio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Il Consiglio di Stato chiarisce che al fine di valutare l’incidenza sull’assetto del territorio di un intervento edilizio, consistente in una pluralità di opere, va compiuto un apprezzamento globale delle opere medesime, atteso che la considerazione atomistica dei singoli interventi non consente di comprendere in modo adeguato l’impatto effettivo degli interventi compiuti; i molteplici interventi eseguiti non vanno considerati cioè in maniera “frazionata”; essi, al contrario, debbono essere vagliati in un quadro di insieme e non segmentato (fattispecie riguardante opere realizzate su un’area assoggettata a vincolo paesistico).

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Sesta, n. 902 del 6 febbraio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Il Consiglio di Stato afferma che la disposizione di cui all’art. 120, comma 2 bis, c.p.a. – ai sensi del quale il provvedimento che determina le esclusioni dalla procedura di affidamento e le ammissioni ad essa all'esito della valutazione dei requisiti soggettivi, economico-finanziari e tecnico-professionali va impugnato nel termine di trenta giorni, decorrente dalla sua pubblicazione sul profilo del committente della stazione appaltante, ai sensi dell'articolo 29, comma 1, del codice dei contratti pubblici adottato in attuazione della legge 28 gennaio 2016, n. 11 - non implica l’assoluta inapplicabilità del generale principio sancito dagli artt. 41, comma 2 e 120, comma 5, ultima parte, del c.p.a., per cui, in difetto della formale comunicazione dell'atto (o in mancanza di pubblicazione di un autonomo atto di ammissione sulla piattaforma telematica della stazione appaltante) il termine decorre, comunque, dal momento dell'intervenuta piena conoscenza del provvedimento da impugnare, ma ciò a patto che l’interessato sia in grado di percepire i profili che ne rendano evidente la lesività per la propria sfera giuridica in rapporto al tipo di rimedio apprestato dall'ordinamento processuale.
Nella decisione il Collegio dà atto della presenza di un opposto orientamento, secondo cui la pubblicazione degli atti della procedura, ai sensi dell’art. 29, comma 1, del d.lgs. n. 50 del 2016, è incombente necessario riservato alla stazione appaltante, che non può surrogare la comunicazione “ufficiale” in seduta pubblica, pur se avvenuta alla presenza dei rappresentanti delle imprese, ma non  ritiene che il principio generale della piena conoscenza dell’ammissione di ditte concorrenti venga in realtà derogato dalle disposizioni sopra richiamate.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta, n. 947 in data 8 febbraio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Per l'orientamento secondo cui lo speciale rito di impugnazione delle ammissioni alla gara presuppone che la stazione appaltante pubblichi i provvedimenti in questione, secondo le modalità sancite dal parimenti sopra menzionato art. 29 del codice dei contratti pubblici, e che, per contro, in difetto di ciò, le contestazioni vanno formulate nel giudizio ex art. 120 cod. proc. amm. contro l’aggiudicazione, si veda, da ultimo, la sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta, n. 985 in data 11 febbraio 2019, consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Secondo il TAR Milano nell’ipotesi di giudizio conseguente a riassunzione a seguito del rinvio al giudice di primo grado da parte del Consiglio di Stato che ha annullato la sentenza del TAR declinatoria della giurisdizione, il termine quinquennale previsto dall’art. 82 c.p.a. decorre dal deposito del ricorso in riassunzione ex art. 105, terzo comma, c.p.a., e non già dal deposito del ricorso introduttivo della precedente fase processuale conclusasi con la pronunzia della sentenza, poi annullata dal giudice d’appello.

L’ordinanza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Terza, n. 241 del 4 febbraio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Brescia, con riferimento ai poteri di controllo sulla legittimazione alla richiesta del titolo abilitativo chiarisce che:
- in base all’art. 11 comma 1 del DPR 380/2001, il permesso di costruire è rilasciato al proprietario dell'immobile o a chi abbia titolo per richiederlo, e tale ultima espressione va intesa nel senso più ampio di una legittima disponibilità dell’area, in base ad una relazione qualificata con il bene, sia essa di natura reale, o anche solo obbligatoria, purché, in questo caso, con il consenso del proprietario;
- il controllo sulla legittimazione all’istanza del titolo abilitativo va esercitato con serietà e rigore, dovendo pertanto l’autorità pubblica accertare che l’istante sia il proprietario dell'immobile oggetto dell'intervento costruttivo o che, comunque, abbia un titolo di disponibilità sufficiente per eseguire l'attività edificatoria;
- l’onere del Comune è dunque quello ricercare la sussistenza di un titolo (di proprietà, di altri diritti reali, etc.) che fonda una relazione giuridicamente qualificata tra soggetto e bene oggetto dell’intervento, e che possa renderlo destinatario di un provvedimento amministrativo autorizzatorio, senza che l’Ente locale debba comprovare – prima del rilascio – la “pienezza” (nel senso di assenza di limitazioni) del titolo medesimo, dato che ciò comporterebbe l’attribuzione all’amministrazione di un potere di accertamento della sussistenza (o meno) di diritti reali e del loro “contenuto”, ad essa non assegnato dall’ordinamento;
- in sede di rilascio del titolo abilitativo edilizio sussiste l’obbligo per il Comune di verificare il rispetto da parte dell’istante dei limiti privatistici, a condizione che tali limiti siano effettivamente conosciuti o immediatamente conoscibili e/o non contestati, di modo che il controllo da parte dell’Ente locale si traduca in una semplice presa d’atto dei limiti medesimi senza necessità di procedere ad un’accurata e approfondita disanima dei rapporti civilistici, sicché l’amministrazione normalmente non è tenuta a svolgere indagini particolari in presenza di una richiesta edificatoria, salvo che sia manifestamente riconoscibile l’effettiva insussistenza della piena disponibilità del bene oggetto dell’intervento edificatorio in relazione al tipo di intervento richiesto;
- l’accertamento demandato all’Ente locale va compiuto con serietà e rigore, e la più recente giurisprudenza, superando l'indirizzo più risalente, è oggi allineata nel senso che l'Amministrazione, quando venga a conoscenza dell'esistenza di contestazioni sul diritto del richiedente il titolo abilitativo, debba compiere le necessarie indagini istruttorie per verificare la fondatezza delle contestazioni, senza però sostituirsi a valutazioni squisitamente civilistiche (che appartengono alla competenza dell’A.G.O.), arrestandosi dal procedere solo se il richiedente non sia in grado di fornire elementi prima facie attendibili.

La sentenza del TAR Lombardia, Brescia, Sezione Prima, n. 70 del 21 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Si informa che il 14 e 15 febbraio 2019 presso il TAR Lombardia, Milano, si terrà il Corso di formazione su Autorità indipendenti di regolazione dei mercati e tutela giurisdizionale amministrativa per Magistrati amministrativi organizzato dall’Ufficio Studi, massimario e formazione della Giustizia amministrativa in collaborazione con il TAR Lombardia.

Locandina



Il TAR Milano precisa che il consolidamento di un atto di accertamento negativo di compatibilità paesaggistica – avente natura vincolante in quanto emanato ai sensi degli art. 167 e 181 del D. gs. n. 42 del 2004 – impedisce di sindacare la parte dell’ordinanza ripristinatoria comunale che rappresenta recepimento dello stesso, trattandosi di un atto, almeno in parte, avente natura meramente consequenziale, stante lo stretto rapporto di presupposizione tra quest’ultimo e il parere della Soprintendenza.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 186 del 28 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Secondo il TAR Milano, il termine per la proposizione del ricorso incidentale volto ad ottenere l’esclusione dalla gara del ricorrente principale decorre dalla pubblicazione dell’atto di ammissione dei concorrenti alla gara; il TAR aggiunge che la diversa tesi ricostruttiva che ritiene applicabile anche al rito c.d. super-accelerato del comma 2 bis dell’articolo 120 c.p.a. la disciplina generale del giudizio amministrativo e, in particolare, la regola per cui il termine per proporre ricorso incidentale decorre da quando sorge l’interesse all’esercizio del rimedio, ovverosia da quando al controinteressato principale è notificato il ricorso principale, non pare coerente con la struttura del rito super-speciale e, soprattutto, con la natura della posizione giuridica soggettiva ivi tutelata.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 262 del 4 febbraio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Si ricorda che venerdì 8 febbraio 2019, dalle ore 15:00 alle ore 18:00, presso il Tribunale Ordinario di Como, Aula Magna, si terrà l’incontro formativo su “La disciplina degli edifici di culto in Lombardia” (con relatori il dott. Alberto Di Mario e l’avv. Lorenzo Spallino).


Il TAR Milano ritiene che l’art. 14 della legge regionale n. 12 del 2005, all’interno del procedimento che sfocia poi nell’approvazione del Piano attuativo, distingue un autonomo sub-procedimento istruttorio, il cui esito positivo condiziona l’avvio delle successive fasi, di adozione e di approvazione del piano; nella fase istruttoria della proposta di Piano attuativo l’Amministrazione deve, quindi, procedere a colmare le eventuali carenze documentali o progettuali, avviando una interlocuzione procedimentale con i soggetti privati interessati e, quindi, perseguendo l’obiettivo di rendere possibile l’attuazione della specifica previsione urbanistica in maniera conforme a quanto previsto dallo strumento pianificatorio.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 88 del 17 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il Consiglio di Stato precisa che nella valutazione del requisito della moralità professionale di un'impresa partecipante ad una gara pubblica non rileva la sospensione condizionale di una pena comminata dal giudice ai soggetti responsabili di detta impresa, poiché tale ultimo istituto – specifico del diritto penale e destinato a esaurire i suoi effetti in tale ambito – concerne solo l’esecuzione della condanna, ma non incide sulla rilevanza della medesima.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quinta, n. 702 del 28 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Milano ribadisce che la previsione dell’inefficacia degli atti assunti è collocata incidentalmente nel testo dell’articolo 13, comma 7, della legge regionale n. 12 del 2005, il quale prevede che “entro novanta giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni, a pena di inefficacia degli atti assunti, il consiglio comunale decide sulle stesse, apportando agli atti di PGT le modificazioni conseguenti all’eventuale accoglimento delle osservazioni”; ciò consente di riferire la sanzione dell’inefficacia all’inosservanza non del termine di novanta giorni, previsto nella prima parte della disposizione, ma alla violazione dell’obbligo, stabilito nella seconda parte della previsione normativa, di decidere sulle osservazioni e di apportare agli atti del P.G.T. le conseguenti modificazioni.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 122 del 22 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Il TAR Milano è dell’avviso che l’ambito soggettivo di applicazione dell’art. 129 c.p.a. -  che prevede ora, nel testo novellato dal c.d. secondo decreto legislativo correttivo (n. 160/2012), l’impugnabilità, più in generale, di tutti “i provvedimenti immediatamente lesivi del diritto del ricorrente a partecipare al procedimento elettorale preparatorio” - riguardi non solo i candidati e i presentatori delle liste, ma anche gli elettori e che l’ambito oggettivo, ovvero gli atti impugnabili, non siano soltanto i provvedimenti di esclusione delle liste ma anche quelli di ammissione; da ciò consegue per il TAR  che i ricorrenti – che nella fattispecie agivano tutti nella qualità di elettori pur essendo stati alcuni di loro anche presentatori di un lista non ammessa – avrebbero dovuto contestare sia l’esclusione delle liste di cui lamentavano la mancata ammissione sia l’ammissione delle “concorrenti” liste con il rito di cui all’art. 129 c.p.a. (ed entro il termine ivi stabilito) e non in sede impugnazione della successiva proclamazione degli eletti.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Terza, n. 204 del 29 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Milano ritiene illegittimo un PGT che, una volta attribuita ad un’area destinazione urbanistica “terziario, ha indicato l’unica ammessa su una grande parte dell’area medesima (nella fattispecie: multisala per proiezioni cinematografiche e pubblico spettacolo per almeno il 50% della edificazione ammessa), spingendosi così ad un livello di dettaglio incompatibile con la funzione che è chiamato a svolgere e con la tutela che l’ordinamento riconosce al diritto di proprietà privata.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 128 del 23 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Il TAR Piemonte ritiene ammissibile l’intervento di associazioni rappresentative degli interessi della categoria degli avvocati amministrativisti in un giudizio sospeso in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia, alla quale era stata rimessa la questione di compatibilità della disciplina dell’art. 120, comma 2 bis, c.p.a. che impone l’immediata impugnazione dei provvedimenti di ammissione ed esclusione dalla gara, con la disciplina europea in materia di diritto di difesa, di giusto processo e di effettività sostanziale della tutela.

L’ordinanza del TAR Piemonte, Sezione Prima, n. 77 del 24 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.

Vedi in argomento il precedente post


Si segnala che l’Università degli Studi di Milano ha organizzato anche quest’anno il corso di perfezionamento e specializzazione in diritto amministrativo, il cui bando e programma dettagliato sono qui allegati.

Il termine ultimo per iscriversi scadrà il 7 febbraio 2019.



Il TAR Brescia riafferma il principio per cui – pur vigendo nella materia degli appalti pubblici il principio generale della immodificabilità dell’offerta, a tutela dell’imparzialità e della trasparenza dell’agire della stazione appaltante, nonché della parità di trattamento tra gli operatori economici – va comunque data continuità all’orientamento secondo cui nelle gare pubbliche è ammissibile un’attività interpretativa della volontà dell’impresa partecipante alla gara da parte della stazione appaltante, al fine di superare eventuali ambiguità nella formulazione dell’offerta, purché si giunga ad esiti certi circa la portata dell’impegno negoziale con essi assunti; le offerte, intese come atto negoziale, sono quindi suscettibili di essere interpretate in modo tale da ricercare l’effettiva volontà del dichiarante, senza peraltro attingere a fonti di conoscenza estranee all’offerta medesima né a dichiarazioni integrative o rettificative dell’offerente (nella fattispecie vi era una discordanza tra il prezzo indicato in piattaforma elettronica e quello trascritto in un modello tale da rivelare un’ambiguità inspiegabile; acclarata l’esibizione di due importi oggettivamente non collimanti, l’indagine compiuta dalla stazione appaltante si è indirizzata nel ricostruire la volontà dell’offerente escludendo che, in realtà, l’accertata divergenza fosse ingiustificata:  applicando le due differenti percentuali di sconto praticate alle due grandezze riportate negli atti di gara (importo a base d’asta al netto degli oneri di sicurezza e importo al lordo dei medesimi) si perveniva allo stesso identico valore di offerta).

La sentenza del TAR Lombardia, Brescia, Sezione Prima, n. 87 del 28 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



La Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 1, lettera b), della legge della Regione Lombardia n. 36 del 2017 che modifica l’art. 13 della legge della Regione Lombardia 1° febbraio 2012, n. 1, introducendo il comma 1-quater, secondo cui «Qualora la determinazione da assumere in conferenza di servizi presupponga o implichi anche l’adozione di un provvedimento di competenza di un organo di indirizzo politico, tale provvedimento è acquisito prima della convocazione della conferenza di servizi o successivamente alla determinazione motivata di conclusione della stessa conferenza. In caso di acquisizione successiva del provvedimento di cui al precedente periodo, l’efficacia della determinazione di conclusione della conferenza di servizi è sospesa nelle more della formalizzazione dello stesso provvedimento».
Da questa declaratoria di illegittimità costituzionale deriva quella dell’art. 10, comma 1, lettera d), numero 9), della legge reg. Lombardia n. 36 del 2017 che estende il campo di applicazione dell’impugnato art. 2 al caso di conferenza di servizi nell’ambito di una procedura di valutazione di impatto ambientale.
Secondo la Corte, la norma regionale impugnata non assicura «livelli ulteriori di tutela», e anzi chiaramente sacrifica le finalità di semplificazione e velocità alla cui protezione è orientata la disciplina statale; essa configura inoltre un modello di conferenza di servizi del tutto squilibrato e contraddittorio; squilibrato, perché assegna una netta prevalenza alla valutazione degli organi di indirizzo politico (senza precisare inoltre che cosa avvenga in caso di coinvolgimento di più organi politici); contraddittorio, perché, sebbene la decisione da assumere in conferenza presupponga o implichi un provvedimento di questi organi, la loro valutazione è separata da quella degli altri soggetti interessati; sicché si deve parimenti escludere che il modello così prefigurato costituisca sviluppo coerente e armonioso del quadro definito dalle norme statali interposte.

La sentenza della Corte Costituzionale n. 9 del 25 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Corte Costituzionale.


Il Consiglio di Stato, in ordine alla questione dell’individuazione dei soggetti obbligati alla realizzazione delle opere di urbanizzazione previste da una convenzione di lottizzazione, sulla base della giurisprudenza sviluppatasi in materia, osserva che:
a) al fine di individuare quali sono i legittimati passivi in caso di inadempimento è necessario, in via preliminare, definire la natura giuridica delle obbligazioni derivanti dalla convenzione stipulata con l'ente locale;
b) le convenzioni urbanistiche hanno lo scopo di garantire che all'edificazione del territorio corrisponda non solo l'approvvigionamento delle dotazioni minime di infrastrutture pubbliche, ma anche il suo equilibrato inserimento in rapporto al contesto di zona che, nell'insieme, garantiscano la normale qualità del vivere in un aggregato urbano discrezionalmente, e razionalmente, individuato dall'autorità preposta alla gestione del territorio;
c) è in quest’ottica che devono essere letti ed interpretati gli obblighi dedotti nelle convenzioni urbanistiche e, per tale motivo, la Corte di cassazione ha sempre affermato che l'obbligazione assunta di provvedere alla realizzazione delle opere di urbanizzazione da colui che stipula una convenzione edilizia è di natura propter rem;
d) la natura reale dell'obbligazione comporta dunque che all’adempimento della stessa saranno tenuti non solo i soggetti che stipulano la convenzione, ma anche quelli che richiedono la concessione, quelli che realizzano l'edificazione e i loro aventi causa;
e) in senso conforme è la giurisprudenza amministrativa, secondo la quale l'assunzione, all'atto della stipulazione di una convenzione di lottizzazione, dell'impegno - per sé, per i propri eredi e per gli altri aventi causa - di realizzare una serie di opere di urbanizzazione del territorio e di costituire su una parte di quelle aree una servitù di uso pubblico, dà luogo ad una obbligazione propter rem, che grava quindi sia sul proprietario del terreno che abbia stipulato la convenzione di lottizzazione, sia su coloro che abbiano richiesto il rilascio della concessione edilizia nell'ambito della lottizzazione, sia infine sui successivi proprietari della medesima res, per cui l'avente causa del lottizzante assume tutti gli oneri a carico di quest'ultimo in sede di convenzione di lottizzazione, compresi quelli di urbanizzazione ancora dovuti, risultando inopponibile all’Amministrazione qualsiasi previsione contrattuale dal contenuto opposto e qualsiasi vicenda di natura civilistica riguardanti i beni in questione;
f) invero, il meccanismo dell'ambulatorietà passiva dell'obbligazione, proprio della natura propter rem, non trasforma ex se gli aventi causa dei lottizzanti in “parti” a pieno titolo del rapporto convenzionale, ma li rende semplicemente corresponsabili nell'esecuzione degli impegni presi.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quarta, n. 199 del 9 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il Consiglio di Stato precisa che l'istituto del preavviso di rigetto, stante la sua portata generale, trova applicazione anche nei procedimenti di sanatoria o di condono edilizio, con la conseguenza che deve ritenersi illegittimo il provvedimento di diniego dell'istanza di permesso in sanatoria che non sia stato preceduto dall'invio della comunicazione di cui al citato art. 10 bis in quanto preclusivo per il soggetto interessato della piena partecipazione al procedimento e dunque della possibilità di uno apporto collaborativo, capace di condurre ad una diversa conclusione della vicenda; in questi casi non è applicabile la sanatoria processuale, sia per la generale natura discrezionale del potere edilizio in oggetto, sia a fronte dell’impossibilità di escludere a priori, a fronte degli elementi dedotti da parte istante anche in sede giudiziale, che il procedimento potesse concludersi diversamente.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Sesta, n. 484 del 18 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.

In argomento si veda anche la sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 123 del 22 gennaio 2019 consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Il TAR Lazio ha dichiarato l’obbligo del Ministero dell’Ambiente, del Ministero della Salute e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ciascuno per il proprio ambito di competenza, di provvedere, in attuazione di quanto disposto dall’art. 10 della legge n. 36/2001, ad adottare una campagna informativa, rivolta alla intera popolazione, avente ad oggetto l'individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile (telefoni cellulari e cordless) e l’informazione dei rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad un uso improprio di tali apparecchi.

La sentenza del TAR Lazio, Terza Quater, n. 500 del 15 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 12 del 15 gennaio 2019, è pubblicata la delibera del Garante per la protezione dei dati personali, recante le regole deontologiche relative ai trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive o per fare valere o difendere un diritto in sede giudiziaria. 



Il TAR Milano ritiene illegittimo il rigetto di una proposta di piano attuativo in variante al PGT assunto con una nota a firma del Responsabile del Settore Urbanistica ed Edilizia Privata nonché dell’Assessore alla partita, i quali hanno comunicato che l’istanza non poteva essere accolta in quanto la giunta comunale si era espressa in senso contrario ad una modifica delle destinazioni d’uso dell’area.
Secondo il TAR, ai sensi dell’art. 14 della L.R. n. 12 del 2005, il procedimento può essere concluso in forma semplificata, senza l’adozione della fase della decisione ordinaria, nel caso in cui sia chiaro che mancano i requisiti di ammissibilità della richiesta, che debbono essere vagliati dagli uffici comunali competenti alla conclusione della fase istruttoria.
Nella fattispecie esaminata dal TAR, invece, la comunicazione di reiezione della proposta è a firma congiunta dell’assessore alla partita e del dirigente competente, laddove, invece, la norma stabilisce chiaramente che la conclusione anticipata del procedimento può avvenire solo a conclusione della fase istruttoria, che è di competenza degli uffici comunali, cioè degli organi burocratici, che si debbono limitare a verificare i requisiti di ammissibilità della richiesta, così come stabiliti da norme preesistenti; nel caso in cui la fase istruttoria venga conclusa dopo aver acquisito le volontà politiche amministrative della giunta comunale si finisce evidentemente per attribuire alla giunta il potere sostanziale di decisione di tutte le varianti di PGT, espropriando la competenza consiliare in merito.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 121 del 2 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il Consiglio di Stato ribadisce che dalla previsione di cui all'art. 3, comma 1, del d.P.R. 12 aprile 2006 n. 184 emerge che, in sede giurisdizionale, non può essere dichiarato inammissibile il ricorso per l'accesso agli atti della p.a., per omessa notifica al controinteressato, quando la stessa amministrazione non abbia ritenuto di far consentire la partecipazione di altri soggetti in sede procedimentale che potrebbero subire un pregiudizio dall'accoglimento della istanza di accesso e che acquisterebbero la qualifica di controinteressati nel caso di impugnazione del conseguente diniego; il Consiglio di Stato aggiunge, tuttavia, che detto "parallelismo" non può, comunque, indurre a ritenere che, una volta obliata dall'amministrazione una posizione di controinteresse ciò implichi la facoltà, o addirittura la legittimità, di dequotare tale posizione anche in sede giurisdizionale: è proprio per coniugare tutte le esigenze in campo che la giurisprudenza ha previsto che il giudice adito sia tenuto (anche ex officio, ovviamente) ove ravvisi posizioni di controinteresse a ottemperare all'obbligo ex art. 116 c.p.a. e ad imporre quindi la notifica del ricorso alla parte controinteressata.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Terza, n. 216 del 9 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Milano precisa che rispetto ai provvedimenti illegittimi adottati anteriormente all’attuale versione dell’art. 21-nonies della legge n. 241 del 1990, il termine dei diciotto mesi non può che cominciare a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione; il TAR aderisce quindi all’orientamento secondo cui le nuove disposizioni trovano applicazione solo ai provvedimenti di annullamento in autotutela che abbiano ad oggetto provvedimenti che siano, anch'essi, successivi all'entrata in vigore della nuova disposizione.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 118 del 21 gennaio 2019 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.