Il TAR Milano precisa che in materia di rilascio di un titolo all'installazione di un impianto pubblicitario, l’Autorità è chiamata ad effettuare una ponderazione comparativa degli interessi antagonisti coinvolti e quindi, da un lato, tra la libertà di iniziativa economica, di cui l’attività pubblicitaria rappresenta estrinsecazione, e di quelli correlati all’ordinato assetto del territorio, sotto il profilo del decoro urbano ed in generale degli spazi aperti; pertanto, fronte di una domanda di autorizzazione all’installazione di un impianto pubblicitario, il Comune è chiamato ad esercitare un potere caratterizzato da profili di discrezionalità, in quanto titolare delle funzioni relative all’uso del proprio territorio, anche sotto l'aspetto dell'estetica cittadina e del paesaggio, ben potendo individuare limitazioni e divieti per particolari forme pubblicitarie, in connessione ad esigenze di pubblico interesse.
Sulla base di tali premesse il TAR Milano ritiene legittima una disposizione contenuta in un regolamento comunale sulla pubblicità del seguente tenore: “non è consentita l’installazione di teli pubblicitari su ponteggi e cesate collocati su immobili, monumenti e fontane, su cui siano stati effettuati lavori, con apposizione di pubblicità, nei tre anni antecedenti la nuova istanza. Per tali tipologie di impianti, la durata dell’autorizzazione si intende limitata alla durata del cantiere”.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Prima, n. 1435 del 6 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Secondo il Consiglio di Stato, la risalenza nel tempo dell’abuso contestato, l’affidamento ingeneratosi in conseguenza del rilascio del titolo edilizio del locale (tecnico-deposito poi utilizzato come garage) integrano, complessivamente considerati, altrettanti parametri oggettivi di riferimento da valutare, decorsi oltre quaranta anni dalla realizzazione dell’abuso, prima d’adottare la misura ripristinatoria ovvero da dover indurre il Comune a fornire adeguata motivazione sull’interesse pubblico attuale al ripristino dello stato dei luoghi.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Sesta, n. 3372 del 4 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Milano respinge un’eccezione di nullità del ricorso per mancata sottoscrizione digitale del medesimo, atteso che, in caso di ricorso sottoscritto mediante firma autografa, anziché mediante firma digitale, così come prescritto dall'art. 136, comma 2 bis, c.p.a., e successivamente notificato a mezzo del servizio postale, l'atto notificato è comunque inequivocabilmente riferibile al difensore munito di apposito mandato laddove rechi la sottoscrizione della procura in calce e delle relazioni di notifica, dovendosi pertanto, in applicazione del principio della sanatoria per raggiungimento dello scopo, escludere la nullità assoluta del ricorso, ex art. 40 c.p.a.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Prima, n. 1485 del 12 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Si ricorda che venerdì 22 giugno 2018, dalle 15:00 alle 18:00, a Sondrio, Sala ing. Enrico Vitali, via delle Pergole 10, si terrà l’evento formativo “Circolazione dei diritti volumetrici: aspetti urbanistici, civilistici e tributari”, con relatori il notaio dott. Giorgio Pozzoli e la prof. Albina Candian; moderatore dell’incontro sarà il prof. Francesco Venosta.

Le iscrizioni possono essere effettuate tramite il portale Sfera, sino al 21 giugno 2018, accedendo alla sezione degli eventi dell'Ordine degli Avvocati di Sondrio.

La partecipazione è gratuita e dà diritto al riconoscimento di n. 3 crediti formativi.


Il TAR Milano precisa che per l'esecuzione di opere su suolo di proprietà pubblica non è sufficiente il provvedimento di concessione per l'occupazione, occorrendo altresì l'ulteriore e autonomo titolo edilizio, operante su di un piano diverso, e rispondente a diversi presupposti, sia rispetto all'atto che accorda l'utilizzo a fini privati di una determinata porzione di terreno di proprietà pubblica, sia ad altri atti autorizzativi eventualmente necessari, quali l'autorizzazione commerciale per la vendita di determinati prodotti (fattispecie relativa alla installazione di un chiosco che, in base a quanto disposto nel regolamento comunale per la disciplina del commercio sulle aree pubbliche, dà luogo ad un manufatto chiuso, di dimensioni contenute, generalmente prefabbricato, e strutturalmente durevole, posato su suolo pubblico, o su aree private soggette a servitù di uso pubblico, non rimuovibile al termine della giornata lavorativa).

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Prima, n. 1485 del 12 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 150 del 14 giugno 2018 sono pubblicate:


  • la direttiva (UE) 2018/849 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 che modifica le direttive 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso, 2006/66/CE relativa a pile e accumulatori e ai rifiuti di pile e accumulatori e 2012/19/UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
  • la direttiva (UE) 2018/850 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti;
  • la direttiva (UE) 2018/851 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti;
  • la direttiva (UE) 2018/852 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 maggio 2018 che modifica la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.


La Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 150 del 14 giugno 2018 è consultabile sul sito Eur-Lex al seguente indirizzo


Il TAR Milano, a fronte della eccepita incompetenza del Rup nell’adottare il provvedimento di esclusione da un gara sul rilievo di una discrasia contenuta nell’offerta del concorrente senza l’apporto della commissione, rileva che nelle gare pubbliche, per la cui aggiudicazione è stato prescelto il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, competenza esclusiva della commissione è l’attività valutativa, mentre ben possono essere svolte dal Rup quelle attività che non implicano l’esercizio di poteri valutativi, in ragione delle previsioni del codice dei contratti (art. 10, comma 2, del d.lgs. n. 163/2006 e art. 31, comma 3, del d.lgs. n. 50/2016) che affidano al Rup lo svolgimento di tutti i compiti relativi alle procedure di affidamento non specificamente attribuiti ad altri organi o soggetti (nel caso di specie l’attività del Rup si è risolta, secondo il TAR, nel mero rilievo della discrasia contenuta nell’offerta della ricorrente, non richiedendo l’esclusione della stessa alcun apprezzamento discrezionale e, in ogni caso, l’esclusione era stata confermata e, dunque, convalidata, da parte della commissione giudicatrice).

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 1420 del 5 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


A giudizio del TAR Milano, non si può ritenere che i principi elaborati dalla giurisprudenza in materia di azione sul silenzio a fronte di istanza di esercizio del potere di autotutela non valgano nel caso di sollecito ad esercitare il potere di autotutela nei confronti di provvedimenti con cui è stata autorizzata la realizzazione di un impianto di produzione di biogas, evidenziando l’assenza della (ritenuta) necessaria valutazione di impatto ambientale, in ragione del fatto che la VIA è imposta dalla normativa comunitaria e che, quindi, la p.a. dovrebbe necessariamente attivarsi al fine di evitare l’instaurazione di una eventuale procedura di infrazione comunitaria nei confronti dello Stato italiano: l’obbligo per la p.a. di attivarsi al fine di rimuovere le situazioni di contrasto con la normativa comunitaria non comporta l’obbligo di dare riscontro alle istanze di esercizio del potere di autotutela, e ciò neppure se tali istanze facciano valere la violazione del diritto comunitario.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Terza, n. 1473 del 11 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il Consiglio di Stato ritiene che le istanze di riproposizione (anche in termini ampliativi) dell’istanza cautelare per allegati “mutamenti nelle circostanze” in tesi sopravvenuti alla decisione da parte del Consiglio di Stato di un appello cautelare debbano comunque proporsi davanti al giudice competente per il merito e presso cui pende la causa, ossia il TAR, salva l’ordinaria facoltà di impugnazione della relativa decisione ai sensi dell’art. 62 c.p.a.

L’ordinanza del Consiglio di Stato, Sezione Quarta, n. 2587 dell’8 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Sul B.U.R.L. della Regione Lombardia, Serie Ordinaria, n. 24 dell’11 giugno 2018 è pubblicata la delibera della Giunta Regionale 29 maggio 2018 - n. XI/157 avente ad oggetto: Approvazione dello schema di «Patto per il lago di Como, il Ceresio e i laghi Minori».

 Il B.U.R.L. è consultabile sul sito istituzionale della Regione Lombardia al seguente indirizzo


Il Conseil d’État belga ha sottoposto alla Corte di Giustizia UE la seguente questione relativa alla nozione di piani e programmi sottoposti alla direttiva VAS:
«Se l’articolo 2, lettera a), della direttiva VAS debba essere interpretato nel senso che è compreso nella nozione di “piani e programmi” un regolamento urbanistico adottato da un’autorità regionale il quale:
– contiene una cartografia che ne fissa il perimetro di applicazione, limitato a un solo quartiere, e che individua all’interno di tale perimetro diversi isolati per i quali valgono norme distinte in materia di tracciamento e di altezza degli edifici;
– prevede anche disposizioni specifiche di pianificazione per aree adiacenti agli immobili, nonché indicazioni precise sull’applicazione spaziale di talune norme da esso stesso stabilite prendendo in considerazione le strade, linee dritte tracciate perpendicolarmente alle strade e distanze rispetto all’allineamento delle strade;
–  persegue l’obiettivo di trasformare il quartiere interessato; e
– istituisce regole per la presentazione delle domande di autorizzazione urbanistica soggette a valutazione ambientale in detto quartiere».

La Corte di Giustizia UE, rispondendo alla questione sottoposta, ha così statuito:
«L’articolo 2, lettera a), l’articolo 3, paragrafo 1, e l’articolo 3, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, devono essere interpretati nel senso che un regolamento urbanistico regionale, come quello di cui al procedimento principale, che contiene determinate prescrizioni per l’esecuzione di progetti urbanistici, rientra nella nozione di «piani e programmi» che possono avere effetti significativi sull’ambiente, ai sensi di detta direttiva, e va, di conseguenza, sottoposto ad una valutazione ambientale».

La sentenza della Seconda Sezione del 7 giugno 2018 (causa C-671/16) della Corte di Giustizia UE è consultabile sul sito della Corte di Giustizia al seguente indirizzo.


Sempre il Conseil d’État belga ha sottoposto alla Corte di Giustizia UE anche l'ulteriore questione relativa alla nozione di piani e programmi sottoposti alla direttiva VAS:
«Se l’articolo 2, lettera a), della direttiva VAS debba essere interpretato nel senso che è compreso nella nozione di “piano o programma” un perimetro previsto da una disposizione di natura legislativa e adottato da un’autorità regionale il quale:
– abbia per oggetto unicamente la definizione dei contorni di un’area geografica in cui potrebbe essere realizzato un progetto di urbanizzazione, fermo restando che detto progetto, che dovrà perseguire un obiettivo determinato – vertente, nella specie, sulla riqualificazione e sullo sviluppo di funzioni urbane e necessitante la creazione, la modifica, l’ampliamento, la soppressione o il rifacimento della rete stradale e degli spazi pubblici –, costituisce il fondamento dell’adozione del perimetro, la quale implica dunque l’accoglimento del relativo principio, ma dovrà essere oggetto di ulteriore rilascio di permessi soggetti ad una valutazione degli effetti;
– abbia per effetto, sul piano procedurale, che le richieste di permessi per opere o lavori da effettuare nell’ambito del perimetro beneficino di una procedura in deroga, fermo restando che le prescrizioni urbanistiche applicabili ai suoli interessati prima dell’adozione del perimetro continuano ad applicarsi, ma diventa più facile derogarvi;
– e benefici di una presunzione di pubblica utilità per le espropriazioni da eseguire nel quadro del piano di espropriazione ad esso allegato».

La Corte di Giustizia UE, rispondendo alla questione sottoposta, ha così statuito:
«L’articolo 2, lettera a), l’articolo 3, paragrafo 1, e l’articolo 3, paragrafo 2, lettera a), della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente, devono essere interpretati nel senso che un decreto che adotta un perimetro di consolidamento urbano, che ha l’unico obiettivo di definire un’area geografica all’interno della quale potrà essere realizzato un progetto urbanistico di riqualificazione e sviluppo delle funzioni urbane che necessiti la creazione, la modifica, la soppressione o il rifacimento della rete stradale e degli spazi pubblici, per la realizzazione del quale sarà consentito derogare a talune disposizioni urbanistiche, rientra, in ragione di tale facoltà di deroga, nella nozione di «piani o programmi» che possono avere effetti significativi sull’ambiente, ai sensi di detta direttiva, e richiede una valutazione ambientale».

La sentenza della Seconda Sezione del 7 giugno 2018 (causa C-160/17) della Corte di Giustizia UE è consultabile sul sito della Corte di Giustizia al seguente indirizzo.






Il TAR Napoli, preso atto che in caso di notifica a indirizzo p.e.c. differente da quello indicato nell’elenco tenuto dal Ministero della Giustizia si è fatta applicazione dell’istituto dell’errore scusabile rimettendo in termini il ricorrente per la notifica (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, n. 1653/2018; T.A.R. Molise, n. 420/2017), considera tale soluzione condivisibile, in ragione dell’operatività relativamente recente delle norme del processo amministrativo telematico, della circostanza che diverse amministrazioni pubbliche non hanno ottemperato all’obbligo - loro imposto dall’art. 16, comma 12, del D.L. n. 179 - di comunicare, entro il 30 novembre 2014, al Ministero della Giustizia l’indirizzo p.e.c. valido ai fini della notifica telematica nei loro confronti, tenuto anche conto della particolare situazione di cui si controverte, poiché la parte istante ha fatto affidamento sulla validità dell’indirizzo p.e.c. tratto dal sito internet della Amministrazione resistente.

La sentenza del TAR Campania, Napoli, Sezione Prima, n. 3639 in data 1 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.

In argomento veda anche il precedente post relativo alla sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 1251 del 10 maggio 2018.


Si informa che mercoledì 20 giugno 2018, dalle ore 15:00 alle ore 18:00, a Brescia, presso l’auditorium Capretti – Istituto Artigianelli, via Piamarta 6, si terrà il convegno: "Affidamento incarichi di difesa, rappresentanza in giudizio e consulenza da parte della Pubblica Amministrazione: fonti, problemi e prospettive".

L’evento è stato accreditato dall’Ordine degli avvocati di Brescia con il riconoscimento di n. 4 crediti formativi in materia obbligatoria



Il TAR Milano dà atto che in merito alla natura giuridica del ricorso straordinario la giurisprudenza più recente ne riconosce la natura giurisdizionale e precisa che, poiché per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica non è necessario il patrocinio di avvocato, deve concludersi per l’esclusione dell’applicabilità della sospensione feriale dei termini, che è connessa alle esigenze di "assicurare un periodo di riposo a favore degli avvocati e procuratori legali".

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Seconda, n. 1393 in data 1 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Secondo il TAR Milano, l’intervenuta scadenza del vincolo espropriativo, per la decorrenza del termine massimo di durata di cui all’art. 9, comma 2, del DPR n. 327/2001, determina l’improcedibilità del ricorso avverso la previsione dello strumento urbanistico che ha imposto il vincolo.
Quanto al profilo delle spese, le stesse, secondo il TAR, devono porsi a carico del Comune resistente, secondo la regola della c.d. soccombenza virtuale, atteso che nel caso di specie il vincolo era già previsto dal PRG ed è stato confermato dal PGT impugnato, senza che l’amministrazione avesse sostanzialmente addotto alcuna concreta ed effettiva motivazione sulla reiterazione: a fronte dell’articolata osservazione al PGT presentata dall’esponente, che chiedeva la soppressione del vincolo, il Comune si era limitato ad una laconica decisione di “non accoglimento” dell’osservazione stessa.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 1339 del 25 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Milano precisa che la pretesa risarcitoria derivante dall’incolpevole affidamento del privato su un provvedimento ampliativo della propria sfera giuridica, poi annullato (in autotutela o in sede giurisdizionale) concerne una controversia nella quale non viene contestato l’illegittimo esercizio del potere pubblico e la lesione di un interesse legittimo pretensivo, bensì una lesione della propria integrità patrimoniale, ovvero di una situazione di diritto soggettivo; si rimprovera infatti all’Amministrazione la colpa, consistita nell'aver indotto il privato a sostenere spese nel ragionevole convincimento della legittimità dell'atto.
Tale giudizio, aggiunge il TAR Milano, si incentra quindi sulla violazione del dovere del neminem laedere, che prescinde dalla natura pubblica o privata dell'agente e della sua attività e la concentrazione della tutela risarcitoria dinanzi al giudice amministrativo può verificarsi solo qualora il danno patito dal soggetto sia conseguenza immediata e diretta della dedotta illegittimità del provvedimento impugnato, non costituendo il risarcimento del danno ingiusto una materia di giurisdizione esclusiva ma solo uno strumento di tutela ulteriore e di completamento rispetto a quello demolitorio.
Per le ragioni che precedono, il TAR Milano declina la giurisdizione in favore del giudice ordinario, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 11 c.p.a.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Terza, n. 1407 in data 1 giugno 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Il TAR Milano precisa che l’art. 44, comma 3, c.p.a. prevede che la costituzione degli intimati possa sanare la nullità della notificazione, ma sono fatti salvi i “diritti acquisiti anteriormente alla comparizione” e tale formula deve essere intesa nel senso che la costituzione in giudizio non vale a sanare le decadenze già maturate, compresa la scadenza del termine di impugnazione.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 1367 del 28 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


La Corte di Giustizia UE, con riferimento alla situazione delle reti fognarie per la raccolta delle acque reflue urbane e/o di sistemi di trattamento delle acque reflue urbane di alcuni agglomerati urbani situati nel territorio italiano, ha così statuito:
La Repubblica italiana, non avendo adottato tutte le misure necessarie per l’esecuzione della sentenza del 19 luglio 2012, Commissione/Italia (C565/10, EU:C:2012:476, non pubblicata), è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza dell’articolo 260, paragrafo 1, TFUE.
2) Nel caso in cui l’inadempimento constatato al punto 1 persista al giorno della pronuncia della presente sentenza, la Repubblica italiana è condannata a pagare alla Commissione europea una penalità di EUR 30 112 500 per ciascun semestre di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per ottemperare alla sentenza del 19 luglio 2012, Commissione/Italia (C565/10, EU:C:2012:476, non pubblicata), a partire dalla data della pronuncia della presente sentenza e fino all’esecuzione integrale della sentenza del 19 luglio 2012, Commissione/Italia (C565/10, EU:C:2012:476, non pubblicata), penalità il cui importo effettivo deve essere calcolato alla fine di ciascun periodo di sei mesi riducendo l’importo complessivo relativo a ciascuno di questi periodi di una quota percentuale corrispondente alla percentuale che rappresenta il numero di abitanti equivalenti degli agglomerati i cui sistemi di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane sono stati messi in conformità con quanto statuito dalla sentenza del 19 luglio 2012, Commissione/Italia (C565/10, EU:C:2012:476, non pubblicata), alla fine del periodo considerato, in rapporto al numero di abitanti equivalenti degli agglomerati che non dispongono di tali sistemi al giorno della pronuncia della presente sentenza.
3) La Repubblica italiana è condannata a pagare alla Commissione europea una somma forfettaria di EUR 25 milioni.
4) La Repubblica italiana è condannata alle spese.

Nella precedente sentenza del 19 luglio 2012, Commissione/Italia (C565/10) la Corte aveva statuito che la Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per garantire che 109 agglomerati situati nel territorio italiano fossero provvisti, a seconda dei casi, di reti fognarie per la raccolta delle acque reflue urbane e/o di sistemi di trattamento delle acque reflue urbane conformi alle prescrizioni dell’articolo 3, dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271, era venuta meno agli obblighi che le incombono in forza di tali disposizioni.

La sentenza della Prima Sezione del 31 maggio 2018 (causa C-251/17) della Corte di Giustizia UE è consultabile sul sito della Corte di Giustizia al seguente indirizzo.




Il TAR Milano conferma che il soggetto che non ha partecipato alla gara, pur avendo la possibilità di farlo in assenza di clausole immediatamente escludenti o, comunque, preclusive della sua partecipazione alla gara, non è legittimato a chiedere l'annullamento del bando, perché la sua posizione rispetto alla riedizione della procedura è di mero fatto e, quindi, insuscettibile di accedere alla tutela giurisdizionale.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 1258 in data 11 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il Consiglio di Stato afferma che il comma 4 dell’art. 4 dell’allegato 2 al c.p.a. va interpretato nel senso che il deposito con il processo amministrativo telematico è possibile fino alle ore 24:00, ma se effettuato l’ultimo giorno utile rispetto ai termini previsti dal comma 1 dell’art. 73 c.p.a., ove avvenga oltre le ore 12:00, si considera – limitatamente ai fini della garanzia dei termini a difesa e della fissazione delle udienze camerali e pubbliche – effettuato il giorno successivo ed è dunque tardivo.
Concretizzando tale principio nella pratica il Consiglio di Stato precisa: a) se è depositata una memoria alle ore 13:00 dell’ultimo giorno utile, ai sensi del comma 1 dell’art. 73 c.p.a., la stessa non può essere tenuta in considerazione perché non sono rispettati i termini a difesa, salva la possibilità per la parte autrice del deposito tardivo di chiedere un rinvio della trattazione della questione e sempre che il Collegio ritenga ne sussistano i presupposti (analogo discorso vale per il deposito di documenti); b) se è depositato oltre le ore 12:00 un ricorso con richiesta di cautelare collegiale, ai fini del computo del termine per la fissazione della relativa camera di consiglio occorre considerare che il deposito è avvenuto il giorno successivo; c) se è depositato un ricorso o un appello alle ore 15:00 dell’ultimo giorno utile per il deposito, questo si considera avvenuto tempestivamente.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Terza, n. 3136 del 24 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.

In argomento si veda anche Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana n. 344 del 7 giugno 2018, consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo e TAR Lombardia, Milano, Sezione Quarta, n. 1446 dell'8 giugno 2018, consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il Consiglio di Stato precisa che il danno da perdita di chance presuppone una rilevante probabilità del risultato utile frustrata dall’agire illegittimo dell'amministrazione, non identificabile nella perdita della semplice possibilità di conseguire il risultato sperato, bensì nella perdita attuale di un esito favorevole, anche solo probabile, se non addirittura - secondo più restrittivi indirizzi - la prova certa di una probabilità di successo almeno pari al cinquanta per cento o quella che l’interessato si sarebbe effettivamente aggiudicato il bene della vita cui aspirava.
Aggiunge il Consiglio di Stato che, in ogni caso, l’annullamento di un provvedimento amministrativo, con salvezza del riesercizio, ad esito libero, del potere da parte della medesima amministrazione, non può mai fondare l’accoglimento di una domanda risarcitoria non venendo in rilievo un giudicato di spettanza.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione Quarta, n. 2907 del 16 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Lazio, pur rilevando l’assenza della sottoscrizione digitale in formato PAdES al momento della notifica dell’atto e dell’iniziale deposito e che la copia notificata ai fini dell’instaurazione del giudizio risulta sottoscritta con firma digitale CAdES, ritiene ammissibile il ricorso e non ravvisa alcuna necessità di procedere a una regolarizzazione, ancorché l’amministrazione non si sia costituita in giudizio.

La sentenza del TAR Lazio, Roma, Sezione Prima bis, n. 5912 del 25 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Il TAR Milano ribadisce che il vincolo disposto dall’art. 96, lett. f), del regio decreto n. 523 del 1904 implica l'inedificabilità assoluta delle aree poste a distanza minore di metri 10 dal piede degli argini e richiama la giurisprudenza, secondo la quale:
- detto vincolo comporta inderogabile inedificabilità ex art. 33 della legge n. 47 del 1985, tale da precludere il rilascio di concessione in sanatoria;
- il vincolo in questione è efficace e cogente sia nel caso in cui il corso d'acqua sia stato coperto da una strada pubblica sia nel caso in cui l'acqua demaniale non sia suscettibile di utilizzazione a fini pubblici o collettivi

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Prima, n. 1288 del 17 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Ricordiamo che venerdì 1 giugno 2018, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, Largo A. Gemelli, 1, Aula G.127 Pio XI, si terrà il Convegno: «La “tirannia” dei moduli: semplificazione o limite al procedimento e al processo?».

L’iscrizione è gratuita e può essere effettuata tramite il sito di SOLOM, secondo le modalità indicate nello stesso sito e comunque sino all'esaurimento dei posti disponibili.

Locandina


Il TAR Milano ribadisce che è improcedibile l’impugnazione del provvedimento di esclusione ove il ricorrente abbia omesso di contestare il successivo provvedimento di aggiudicazione, sicché l’eventuale accoglimento del ricorso avverso l’esclusione non gli consentirebbe di conseguire il bene della vita preteso, perché, per effetto del provvedimento di aggiudicazione non contestato, il bene stesso risulta affidato definitivamente all’aggiudicatario.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Prima, n. 1165 del 2 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.


Sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa è pubblicata la proroga della procedura per l’individuazione di n. 8 neolaureati in giurisprudenza per lo svolgimento di un periodo di formazione teorico-pratica presso il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione di Milano, per la durata di 18 mesi, ai sensi dell’art. 73, d.l. n. 69/2013.
Il termine ultimo per la presentazione delle domande sarà, pertanto, lunedì 25 giugno 2018
Sul sito  istituzionale della Giustizia Amministrativa è pubblicato anche il modello di domanda.




Il TAR Milano precisa che il principio di immodificabilità soggettiva dei partecipanti alle gare pubbliche riguarda i casi di aggiunta o sostituzione delle imprese partecipanti e non anche quelli di semplice recesso di una delle imprese del raggruppamento, laddove l'Amministrazione abbia già provveduto a verificare i requisiti di capacità e di moralità dell'impresa, o delle altre imprese componenti il raggruppamento; pertanto, va ammesso alla stipula del contratto un raggruppamento temporaneo di imprese che abbia espulso dallo stesso una delle mandanti, a causa della dichiarazione di fallimento, senza darsi luogo alla sua sostituzione, ma solo alla sua esclusione, non incidendo detta modifica sul possesso dei requisiti soggettivi in capo al raggruppamento stesso.

La sentenza del TAR Lombardia, Milano, Sezione Prima, n. 1224 del 7 maggio 2018 è consultabile sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa al seguente indirizzo.



Sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 120 del 25 maggio 2018, è pubblicata la delibera dell’Autorità Nazionale Anticorruzione 2 maggio 2018, con oggetto: Linee Guida n. 2, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recanti «Offerta economicamente più vantaggiosa».

La Gazzetta Ufficiale n. 120 del 25 maggio 2018 è consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale.